Le Tatu, accademie molto particolari e altre amenità dalla Russia


Nella foto: Lena Katina e Yulia Volkova, ovvero le TATU

Insomma, non so bene come vadano le cose nel resto della Russia, ma a San Pietroburgo c’è una scuola femminile per “acchiappare mariti milionari” . Dai, avete capito—storie di vere signorine. La regista russa Alina Rudnitskaya ha indagato questa nuovo disciplina in un corto-documentario del 2007, Vixen academy: how to be a bitch. Le cose interessanti sono due. La prima: non era questa un’abilità che in realtà possiedono tutte le donne ed è solo il modo in cui decidono di usarlo a fare la differenza? Ma non addentriamoci, prima di sembrare maschilista. Punto secondo (che è quello messo a fuoco nel doc): com’è cambiata la percezione della donna di successo? O meglio, quali sono i mezzi per raggiungere questa condizione? Le protagoniste di Bitch Academy—le studentesse dell’accademia—non sono aspiranti veline né sprovvedute in cerca di notorietà, ma tutte donne con i piedi per terra e un preciso percorso professionale in mente. E sembra che per far valere la loro forza debbano spingere sui punti deboli degli uomini, ed è precisamente questo che la Vixen academy insegna.
Il documentario ha letteralmente fatto il giro del mondo: alla scorsa Transmediale di Berlino, all’IDFA di Amsterdam, proiettata al BFI di Londra, inserito nello scorso volume di Wholphin e altre chicche di successo menoso; qui sotto ve lo beccate tutto!

Sempre della Rudnitskaya è un altro lavoro di pregevole interesse: TATU (2004), un semicortometraggio per la televisione su Yulia Volkova e Lena Katina, quelle di All the things she said, cioè il secondo successo musicale slavo totale dopo Dragostei din tei (anche quello gran pezzo). Pur essendo presente solo Lena—molto religiosa, sostiene che Nietzsche sia “spazzatura”—è interessante vedere come vivano ancora in block sovietici non proprio lussuosissimi e come sia amministrata la celebrità in un paese strano e interessante come la Russia.

In realtà, a negare parzialmente l’indagine del documentario precedente, è una serie realizzata per la televisione nel 2008: t.A.T.u. life, decisamente meno autentica e più inquietante, fornisce un ulteriore punto di vista su questi due strani personaggi (la rossa è più simpatica).

Per concludere la parentesi sulle Tatu, esiste un terzo documentario—questo davvero surreale—girato nel 2003 da tale Vitaly Mansky, sull’avventura americana delle due e il loro tour negli Stati Uniti. Si chiama Anatomy of t.A.T.u: godetevi qui la prima parte di questo gran doc di qualità.

Tornando alla nostra Rudnitskaya, nel 2005 si è cimentata con qualcosa che qui in Italia conosciamo benissimo. Con Civil status racconta lo stretto rapporto che intercorre tra la burocrazia russa e i sentimenti: uno dei primi stati a legalizzare aborto e divorzio (anni Venti, il clima non era distesissimo, ma son sempre grandi traguardi) sembra in realtà incasinarsi parecchio quando è la volta di registrare nascite, morti e seconde mogli. Il corto si svolge per buona parte presso uno sportello dell’anagrafe (o qualcosa del genere) e mostra lo sbattimento estremo delle pazientissime impiegate e il disagio dei cittadini distratti e a tratti ritardati; ah, e qui sotto ve lo potete vedere tutto.

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