Kinski, il mio nemico più caro— ma anche Herzog non scherza

Esperimento: pensate forte a Klaus Kinski. Che vi viene in mente? Probabilmente il profilo di un pazzo o, se ne sapete di cinema, ma soprattutto se guardate i film, avrete ricordato l’attore tedesco in Aguirre, furore di Dio, o in Fitzcarraldo, o ancora in Woyzeck, Nosferatu o Cobra Verde. Questi sono i cinque film che hanno unito Klaus Kinski (scomparso vent’anni fa) e Werner Herzog tra il 1972 e il 1987. Apparentemente l’incontro casuale di un geniale e sano regista con un geniale e folle attore. Ma, come si scopre in Kinski, il mio nemico più caro (1999), forse le cose non stanno come si crede.
La prima smentita ce l’abbiamo all’inizio del film: scopriamo che la famiglia poverissima di Herzog alloggiava in una pensione di Monaco con… Klaus Kinski. All’epoca, siamo negli anni ’50, Klaus cercava di sfondare come attore e Werner era un adolescente che subiva, con fascino e paura, le sfuriate del coinquilino. Piatti distrutti, porte sfondate, urla per due giorni di seguito. Era destino, direbbe qualcuno, quel destino che rimane un concetto centrale nel pensiero tedesco del XX secolo.
Vent’anni dopo i due si trovano sul set di Aguirre: nel documentario Herzog decide di ripercorrere il suo rapporto professionale con Kinski (dopo questo epilogo “familiare”) tornando sui set dove la loro relazione si è consumata, talvolta letteralmente parlando.

Herzog parla con le comparse indio, con il direttore della fotografia, con le maestranze dell’epoca: tutti sono d’accordo nel dire che Kinski era violento, fuori di testa, aggressivo, tanto quanto vigliacco a suo modo. Propugnava la bellezza assoluta della natura e, pur avendo la giungla vergine sudamericana a cinquanta metri dal luogo dell’azione filmica, non vi mise mai piede. Lo sentiamo sbraitare per sciocchezze grazie a registrazioni di fortuna e talvolta lo vediamo interrompere scene con violenza o agire in esse con altrettanta irruenza, spaccando letteralmente la testa con un colpo di spada a un comprimario.
Sarebbe corretto quindi liquidare uno dei più grandi attori di sempre del cinema europeo con una diagnosi presa a caso dal DSM IV? No, per le testimonianze (una su tutte, quella di Claudia Cardinale), che confermano la sua grandissima professionalità (nei momenti di calma) e talento, ma anche perché non aveva un soggetto da meno che lo dirigeva. Traspare, infatti, nel pacato tono teutonico di Herzog, un vero e proprio odio violento nei confronti di quello che viene comunque considerato il suo attore feticcio. Sebbene lui smentisca la leggenda che racconta di un Kinski diretto da Herzog con un fucile puntato addosso, la minaccia di morte da parte del regista, effettivamente, c’è stata. “Per evitare che lasciasse il set”, dice Herzog, “gli ho promesso che gli avrei piantato otto pallottole in testa e ne avrei lasciata una per me”. Insomma, scaramucce che sicuramente capitano a tutti almeno una volta alla settimana.

 

D’altro canto c’è stata la combine per fare sì che, nell’autobiografia dell’attore, la figura del regista emergesse come quella di un pazzo, sadico, megalomane. “Se non scrivo cose violente, non venderà”, confessa Kinski a Herzog in uno dei momenti di intima confidenza e debolezza. E il regista compie una traslazione del suo lavoro affiancandosi all’improvvisato scrittore con un dizionario, per trovare i termini più pesanti da affibbiare a se stesso.
Mein leibster feind, dice il titolo originale del documentario: l’ultima parola, in fondo, non è così lontana dall’inglese friend e dal tedesco Freund, ma vuol dire l’esatto opposto. A vedere determinate sequenze del film, o alcune famose scene che ritraggono i due personaggi di cui stiamo parlando, pare che la pellicola colga esattamente questo centro indefinito tra due opposti. E’ una zona grigia che esiste. Ed è quella abitata dai personaggi kinskiani più riusciti, controllati, creati, stimolati e plasmati da Werner Herzog.

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    [...] di recente un po’ di attenzione da parte degli addetti ai lavori e della società intiera. Qui c’è il mio ultimo pezzo, uscito alla fine della scorsa settimana, sulla meravigliosa coppia [...]

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