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		<title>Finalmente ho visto Freakonomics</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 15:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Spini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Freakonomics è il film tratto dal libro di Steven Levitt e Stephen Dubner, il primo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/vlcsnap-2011-06-18-22h11m56s41-600x3303-630x347.png" alt="" title="vlcsnap-2011-06-18-22h11m56s41-600x330" width="630" height="347" class="alignleft size-medium wp-image-5577" /></p>
<p><em>In foto: uno dei protagonisti di </em>Freakonomics</p>
<p>È successo che siamo andati avanti a parlarne per mesi, quindi a un certo punto uno dice: «Mah, sarebbe anche bello vederlo». È il caso di <em>Freakonomics</em>, film tratto dal libro omonimo di Steven Levitt e Stephen Dubner, il primo brillante economista, il secondo giornalista del New York Times, entrambi uomini che parlano velocissimo. Dell&#8217;importanza del progetto<a href="http://www.pamperofundacion.it/news/freakonomics-spaccio-crack-ma-vivo-con-mamma/" target="_blank"> si è già parlato</a>: le menti migliori della nostra generazione di documentaristi alle prese con una sorta di (scusate il termine) docu-fiction applicata ai vari capitoli in cui è suddiviso il libro. Le menti migliori e Morgan Spurlock. Il quale, però, in questo caso, si trova a suo agio e realizza uno (forse il primo) dei suoi lavori più riusciti. I segmenti dei registi sono quattro, intermezzati dalle animazioni di Seth Gordon e da interviste agli stessi Levitt e Dubner. Parliamone.</p>
<p><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/vlcsnap-2011-06-18-21h30m54s19-600x3301-630x346.png" alt="" title="vlcsnap-2011-06-18-21h30m54s19-600x330" width="630" height="346" class="alignleft size-medium wp-image-5596" /></p>
<p><em>In foto: chiamarsi Unique negli Stati Uniti</em></p>
<p>Si comincia con “A Roshanda By Any Other Name” di Spurlock. Lo stile è il solito: pirotecnica, montaggi matti, voice-over smagliante. Ma, sarà che si tratta di un cortometraggio, sarà che si tratta di un&#8217;inchiesta, i danni sono limitati, il risultato è incalzante. L&#8217;argomento è: le strutture socioeconomiche che si celano dietro i nomi che vengono dati ai bambini. La domanda implicita è: quanto sarebbe bello chiamarsi MASSIMO POTERE? La domanda posta: può un nome influenzare la vita di una persona? L&#8217;uomo della strada risponde «sì» l&#8217;economista scafato risponde «no, con riserve» ovvero: un nome non definisce il tuo destino ma definisce il modo in cui vieni visto dagli altri. Grande battito di mani di fronte all&#8217;excursus sul mercato dei nomi, sul fatto che un nome viene scelto come se si stesse lanciando un prodotto, sui neri con nomi da neri che trovano lavoro in più tempo e vengono pagati meno. Inchini perplessi al signore che ha chiamato il primo figlio Winner, il secondo Loser.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/vlcsnap-2011-06-18-21h45m39s157-600x330.png"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/vlcsnap-2011-06-18-21h45m39s157-600x330-630x346.png" alt="" title="vlcsnap-2011-06-18-21h45m39s157-600x330" width="630" height="346" class="alignnone size-medium wp-image-5706" /></a></p>
<p><em>In foto: un signore molto grasso ripreso dall&#8217;alto</em></p>
<p>Alex Gibney, il tale bravo dietro a <em>Taxi To The Dark Side</em>, è dietro a “Pure Corruption”, il corto sugli incontri di sumo truccati. Un accenno poco sviluppato è fatto all&#8217;accostamento tra la sacralità delle figure dei lottatori di sumo e quella dei responsabili della crisi economica statunitense del 2008. Breve sintesi: vatti a fidare. Figurarsi che il sumo è intoccabile a tal punto che, in seguito allo scandalo provocato dal libro nel 2005 e alle iniziali smentite giapponesi, quest&#8217;anno il Grande Torneo è stato cancellato. Senza dubbio il segmento più classicamente documentaristico.</p>
<p>“It&#8217;s Not Always A Wonderful Life”, di Eugene Jarecki, è un misto di animazione e montaggio maggico di filmati di repertorio. Tratta della controversa teoria di Levitt che affianca il calo della criminalità alla legalizzazione dell&#8217;aborto, partendo dal presupposto che dati speculari (aborto clandestino = aumento della criminalità) si riscontravano nella Romania di Ceauşescu. Il ragionamento, non affrontato granché a lungo nel segmento, è questo: legalizzazione dell&#8217;aborto = meno bambini <em>non voluti</em>, i più propensi a compiere azioni malavitose.</p>
<p>Per concludere, i geni di <em>Jesus Camp</em> Heidi Ewing e Rachel Grady documentano l&#8217;esperimento compiuto in una scuola pubblica di Chicago: offrire 50 dollari al mese a qualsiasi studente sia disposto ad alzare la propria media scolastica. In aggiunta, 500 dollari in palio alla lotteria dei &#8220;bravi a scuola&#8221; e un viaggio in una limousine Hummer. Come dice Urail, la cui vicenda viene seguita nel corto, «Oh YES! YES! You&#8217;re getting straight A&#8217;s from me. YES!»</p>
<p>In breve, <em>Freakonomics</em> è un accenno, una rassegna di intuizioni talvolta geniali. È un «va&#8217; là quanti argomenti interessanti ti tiro fuori» e una virtuosistica prova di stile da parte di cinque approcci registici, l&#8217;uno completamente diverso dall&#8217;altro. È approssimativo, è in primo luogo un furbissimo prodotto di intrattenimento, eppure è maledettamente interessante.</p>
<p>Qui sotto potete vedere il corto di Jarecki:<br />
<iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/zCH_OewK_KI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>The Most Dangerous Man in America: leaks prima di wiki</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 15:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Spini</dc:creator>
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		<description><![CDATA["The Most Dangerous Man in America" è un documento importante e, se vogliamo, necessario. La ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/vlcsnap-2011-06-09-14h54m17s71-600x3301.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-5698" title="vlcsnap-2011-06-09-14h54m17s71-600x330" src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/vlcsnap-2011-06-09-14h54m17s71-600x3301-630x347.png" alt="" width="630" height="347" /></a></p>
<p>Ci sono i documentari. Poi ci sono i documentari meno attenti alla forma, quelli con le immagini di repertorio, le <em>talking heads</em> degli intervistati, i racconti accompagnati da filmati di animazione, e una colonna sonora iniziale che somiglia vagamente alla tv svizzera. Insomma, il tipico repertorio da documentario televisivo. <em>The Most Dangerous Man in America, </em>diretto da<em> </em>Judith Ehrlich e Rick Goldsmith, è tutto questo, e infatti <em>è</em> stato realizzato per la televisione (è un prodotto PBS), però è anche stato nominato agli Oscar. Bene, direte voi, d&#8217;altronde anche <em>Alice in wonderland</em> ha avuto più di una nomination all&#8217;Oscar. Sì, ma snobbini spocchiosi, ora vediamo perché <em>The Most Dangerous Man in America</em> è un documento – oltre che un documentario – importante e, se vogliamo, necessario.</p>
<p>Innanzitutto perché è narrato in prima persona, e la voce appartiene a Daniel Ellsberg, meglio noto come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ellsberg_paradox">Daniel Ellsberg</a>, in Italia meglio noto come «quello che ha reso pubblica la storia segreta della guerra in Vietnam – in settemila comode pagine – ed è diventato automaticamente l&#8217;arcinemico di almeno due amministrazioni, le due che quella guerra l&#8217;avevano condotta». Ellsberg è stato nello stesso tempo traditore e salvatore della patria. Il famigerato dossier delle Pentagon Papers viene citato, tutt&#8217;oggi, in ogni processo che riguardi la violazione, da parte del governo, di libertà di parola e di stampa.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/NIXI.png"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/NIXI-630x346.png" alt="" title="NIXI" width="630" height="346" class="alignnone size-medium wp-image-5726" /></a></p>
<p>Ma perché, care amiche della posta del cuore, Daniel Ellsberg avrebbe dovuto essere considerato un traditore e venire bollato come l&#8217;uomo più pericoloso d&#8217;America? Analista del Pentagono e braccio destro del Segretario della Difesa McNamara &#8211; durante l&#8217;amministrazione Johnson &#8211; Ellsberg aveva accesso praticamente illimitato ai documenti riservati sulla guerra in Vietnam. Nel 1969 iniziò a fotocopiare il dossier. Nel 1971, il <em>New York Times</em> ne pubblicò degli estratti. L&#8217;impatto fu immediato, tanto che il governo ne bloccò la pubblicazione per quindici giorni.  D&#8217;altra parte, ed è questo uno degli aspetti su cui il documentario si concentra, si è in grado di smuovere l&#8217;opinione pubblica soltanto quando l&#8217;opinione pubblica è consapevole che il governo le ha mentito sistematicamente e spudoratamente, specialmente quando le mamme random d&#8217;America vengono a scoprire che i loro figli stanno combattendo «al dieci percento per aiutare i sudvietnamiti, al 20% per tenere a bada i cinesi, e al 70% per salvare la faccia all&#8217;America». C&#8217;è da dire, però – se ne hanno esempi un po&#8217; ovunque – che l&#8217;opinione pubblica dimentica presto (non a caso Nixon venne rieletto nel 1972).</p>
<p>Pur non trascurando mai l&#8217;aspetto politico, gran parte del film è incentrata, più che sulla figura-Ellsberg, sull&#8217;<em>uomo-Ellsberg</em> e sui motivi che portarono al suo cambiamento (non ultima, l&#8217;influenza di una donna, del resto MENELAO ci insegna che va più o meno sempre così), dall&#8217;iniziale appoggio delle strategie di McNamara alla graduale disillusione riguardo la guerra in Vietnam.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/w0bIOMQIAKs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Dieci anni vissuti a un velocità folle: la vita di Ayrton Senna.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 15:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bernocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'affascinante quanto tragica vita di Ayrton Senna da Silva, uno dei più grandi piloti di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/3213295905_d99e6a36c4.jpg"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/3213295905_d99e6a36c4-630x417.jpg" alt="" title="3213295905_d99e6a36c4" width="630" height="417" class="alignnone size-medium wp-image-5719" /></a></p>
<p>Probabilmente ne abbiamo già parlato, ma vale la pena ripeterlo: a me gli eventi sportivi in televisione emozionano come poche cose al mondo. Ogni volta che vedo qualcuno esultare per una vittoria, mi viene da piangere. Mi colpisce profondamente il successo raggiunto attraverso lo sforzo fisico. A questo, fa eccezione uno e un solo tipo di competizione: le gare automobilistiche. Niente. Nessun tipo di emozione. Sento i rumori della macchine che passano e mi viene da addormentarmi. Meglio della valeriana. Mi è capitato di rimanere bloccato in un letto d&#8217;ospedale per due lunghe settimane. Un giorno davano il Gran Premio. L&#8217;ho atteso come la manna dal cielo, visto che in ospedale non accade mai nulla di nulla. Dopo quattro giri ho trovato molto più interessante fissare un comodino piuttosto che quella roba lì. Immagino che molti di voi mi considerino un blasfemo, ma non posso farci nulla: secondo me la Formula 1 è una delle cose più noiose che si possano immaginare. Questo per dire la voglia con cui mi sono messo a vedere il documentario di <a href="http://www.imdb.com/name/nm0438090/" target="_blank">Asif Kapadia</a> intitolato semplicemente <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt1424432/" target="_blank">Senna</a></em>.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/85porgp85-pr-senna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5620" title="85porgp85-pr-senna" src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/85porgp85-pr-senna-630x418.jpg" alt="" width="630" height="418" /></a></p>
<p>Essendo un anziano, mi ricordo di quel lontano 1 maggio del 1994 in cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ayrton_Senna" target="_blank">Ayrton Senna da Silva</a> trovò la morte durante il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gran_Premio_di_San_Marino_1994" target="_blank">Gran Premio di San Marino</a> in quel di Imola. Mi ricordo la tristezza degli appassionati che piangevano quello che per loro era stato forse il più grande di sempre, un pilota a cui tutti volevano bene. E tutti erano innamorati di Ayrton Senna, non solo perché era fortissimo, ma anche perché era un personaggio effettivamente straordinario, uno di quelli che si vede dalle movenze, dalla sua classe innata che è destinato alla grandezza. Questo lo posso dire oggi, giusto dopo la visione del documentario. Che, dal punto di vista cinematografico, è accurato, ma nulla più. Mi spiego meglio: il film di Kapadia si concentra solo sul Senna pilota, non svela nulla di più di quello che se fossimo stati attenti spettatori all&#8217;epoca avremmo potuto sapere. Sullo schermo potete vedere la storia del brasiliano dagli esordi avvenuti nel 1984 fino a quel tragico incidente che gli costò la vita dieci anni dopo.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/HrbJPsPtTyU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La cosa interessante è che questo &#8220;poco che si vede&#8221;, ogni tanto commentato da una semplice voce over, basta e avanza per rendere al meglio la grandissima personalità del personaggio in esame. Non ci si appoggia a commenti odierni di persone informate sui fatti, o di conoscenti (cosa che avrebbe aumentato decisamente il grado &#8220;agiografia&#8221; dell&#8217;operazione). Non ci si lascia tentare, se non brevemente, da sequenze ambientate lontane dai circuiti, dalle gare. La vita di Senna, il suo essere un modello inarrivabile per tutti quelli che impazziscono per la F1, è tutta lì,: tra l&#8217;asfalto, dove lottava contro l&#8217;avversario di una vita <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alain_Prost" target="_blank">Alain Prost</a>, e gli uffici, dove litigava con il dirigente sportivo presidente della FIA <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Marie_Balestre" target="_blank">Jean-Marie Balestre</a>. Discussioni che, tristemente, avevano a che fare con la sicurezza dei piloti durante le gare.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/Tt7FxXy_rwQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>&#8220;You&#8217;ve been trumped&#8221;, e gli scozzesi s&#8217;incazzano</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 14:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Miranda Scherffig</dc:creator>
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		<description><![CDATA["You've been trumped" cioè una storia vecchia come i documentari: riccone senza scrupoli (Donald Trump) ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/shapeimage_3.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-5675" title="shapeimage_3" src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/shapeimage_3-630x210.png" alt="" width="630" height="210" /></a></p>
<p>Finalmente un documentario che sembra una puntata dei Simpson: magnate dell&#8217;imprenditoria con parrucca meglio conosciuto con il nome di Donald Trump vs i terroni del nord, cioè gli scozzesi.</p>
<p>Il plurimiliardario con la faccia gonfia si è recentemente fatto notare per, nell&#8217;ordine: 1) aver affermato di considerarsi un potenziale candidato per le elezioni statunitensi 2012, 2) aver sostenuto che Obama sarà ricordato come il peggiore presidente della storia, 3) aver detto che Obama non era uno studente abbastanza brillante per l&#8217;Ivy League, 4) aver fomentato teorie cospirazioniste sull&#8217;identità di Obama e insistito per vedere il suo certificato di nascita, 3) aver potuto verificare tale certificato di nascita, ma tanto “fotte sega, tanto è falso”, 4) nel frattempo, aver intrapreso una campagna elettorale non ufficiale contro Obama, 5) essersi ritirato dalla suddetta campagna, ETC.</p>
<p>Non contento, ha avviato i lavori per una gigantesco campo da golf, chiaramente corredato da albergo e abitazioni di lusso, sulla costa nord orientale della Scozia, nell&#8217;Aberdeenshire. L&#8217;area è stata definita l&#8217;Amazzonia scozzese, è patrimonio naturale nazionale, e vanta il sostegno della Royal Society for the Protection of Birds nonché di mille altre associazioni reali e non per la protezione dell&#8217;ambiente. Ma insomma, Donald se ne fa un baffo e ha dato il via ai lavori, anche con il parziale sostegno del governo scozzese. Agli abitanti della zona non resta che incazzarsi e cercare di fermare lo scempio.</p>
<p><em><a href="http://www.youvebeentrumped.com/">You&#8217;ve been trumped</a></em> è un documentario girato nel 2010, è stato agli Hot Docs, andrà al Doc/Fest di Sheffield ed è raccontato senza narrazione, cosa che detta così sembra impossibile ma vera. L&#8217;avventura dei due registi, Anthony Baxter e Richard Phinney, è diventata infatti parte della lotta locale contro l&#8217;usurpatore yankee: nel settembre dello scorso anno <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/sep/12/film-makers-arrested-donald-trump-scottish-golf-resort">furono arrestati</a> perché accusati di filmare le attività interne alla proprietà Trump senza permesso, scatenando l&#8217;ira dell&#8217;unione dei giornalisti britannici, che gridarono all&#8217;infrazione della libertà di stampa. Gli indigeni <a href="http://www.youtube.com/watch?v=65hOhj94ZGE">dotati</a> sono molto affezionati al quel territorio non solo perché ci abitano, ma anche perché in quell&#8217;are venne girato <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Local_Hero">Local hero</a></em>, film con Burt Lancaster e colonna sonora di Mark Knopfler. <em>You&#8217;ve been trumped</em>, invece, è stato sonorato da Jònsi, uno dei Sigur Ròs.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/qaeqaAQ3XZA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>A mille ce n&#8217;è, di vite di altri da narrar&#8230; &#8211; Biografilm Festival 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 14:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Locane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DIeci giorni, cento film, decine di anteprime italiane e mondiali, ospiti e feste a volontà ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si apre oggi la nuova edizione del <a href="http://www.biografilm.it/2011/">Biografilm Festival</a> di Bologna, una vera manna per chi ama conoscere le vite degli altri. Come dice il sottotitolo della manifestazione, si tratta di una vera e propria “celebration of lives”, con moltissimi ospiti e, ovviamente, tanti film. Saranno più di cento le pellicole proiettate nei dieci giorni di Festival, organizzate ovviamente in diverse sezioni, con un concorso e diverse retrospettive, quest&#8217;anno tutte incentrate sugli anni &#8217;80, il decennio che ha per molti versi anticipato il futuro.<br />
Per chi ama i documentari, la kermesse bolognese è un appuntamento imperdibile: sarebbe assurdo parlare di tutti i titoli presentati (tra cui molti in anteprima italiana e alcuni anche del tutto inediti), ma tra le decine di film, ce ne sono alcuni su cui, secondo noi, vale la pena di scommettere.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/vNKPEp6aEqQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">In concorso è, per esempio, <em>Marwencol</em>: il pluripremiato documentario segue Mark Hogancamp, vittima di un brutto incidente, che decide una sua personale strada verso la terapia psichica di cui necessita. Costruisce un villaggio in miniatura dell&#8217;epoca della Seconda Guerra mondiale, popolato di bambole che rappresentano i suoi familiari, i suoi aggressori e anche se stesso. Il regista Jeff Malmberg ha usato anche i filmati di Hogancamp per costruire un documentario unico.<br />
Su altri temi si affaccia <em>My Perestroika</em>, di Robert Hessman: cinque quarantenni parlano della loro adolescenza e giovinezza in Unione Sovietica, quando la potenza mondiale iniziava a sentire soffiare venti decisamente contrari alla linea comunista.<em><br />
Sono stato Dio in Bosnia. Storia di un mercenario</em> è una produzione italiana in anteprima mondiale: il regista italo albanese Erion Kadilli ci sbatte in faccia un film-intervista a un mercenario italiano, che ha battuto i campi bellici bosniaci e croati.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/adTwHLV7pp4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Anche la storia del cinema italiano è omaggiata nel Biografilm: <em>Vittorio racconta Gassman</em>, <em>L&#8217;uomo dalla bocca storta</em>, <em>L&#8217;alibi</em> e <em>Ritratto di mio padre</em> sono quattro documentari molto diversi tra loro, che però danno un ritratto di alcune grandi personalità della nostra cinematografia: Vittorio Gassman, Luciano Salce, Adolfo Celi e Ugo Tognazzi.<br />
Il festival bolognese offre anche l&#8217;occasione di vedere, o rivedere, <em>E&#8217; stato morto un ragazzo</em>, di Filippo Vendemmiati, che ricostruisce il caso della morte di Federico Aldrovandi: un meritato David all&#8217;ultima edizione del premio.<br />
Come ultima segnalazione, una certezza: dalle registe di <em>Jesus Camp</em>, viene proiettato in anteprima italiana <em>12<sup>th</sup> &amp; Delaware</em> (presentato recentemente <a href="http://www.pamperofundacion.it/news/ridm-a-montreal-in-questo-periodo-non-fa-solo-freddo/">a Montreal</a>). Il titolo indica un incrocio di una cittadina della Florida, Fort Pierce, dove si fronteggiano una clinica per aborti e una sede del movimento per la vita. La strada diventa il palcoscenico di una lotta che rivela nuove prospettive di visione della femminilità.<br />
E di vite da narrar ce ne sarebbero tante altre: per quelle, vi lasciamo alla scoperta &#8220;sul campo&#8221;; avete tempo fino al 20 giugno.</p>
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		<title>Charlie, ovvero: altre prospettive su Charles Chaplin</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Locane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su queste pagine abbiamo già parlato di "Unknown Chaplin", ma in "Charlie - The Life ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.imdb.com/title/tt0379730/"><em>Charlie – The Life and Art of Charles Chaplin</em></a> potrebbe essere il documentario di introduzione a un corso sul grande cineasta dove <a href="http://www.pamperofundacion.it/uncategorized/unknown-chaplin-archeologia-cinematografica/"><em>Unknown Chaplin</em></a> farebbe la parte del testo di approfondimento. L&#8217;approccio che Richard Schickel sceglie, infatti, è classico: già critico cinematografico del <em>Time</em> dal 1972, Schickel decide di raccontare arte e vita di Chaplin seguendo un “banale” ordine cronologico, ma ottiene un risultato eccezionale, soprattutto evitando l&#8217;agiografia.</p>
<p><iframe width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/6PW9vWdcbhM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: left;">Come si fa a non amare Chaplin? Be&#8217;, <em>Charlie </em>ci racconta che non c&#8217;è sempre stato amore tra uno dei londinesi più famosi della storia e il pubblico mondiale. Se agli inizi l&#8217;ascesa dell&#8217;artista è vertiginosa e tuttora ineguagliata (diventa milionario – nonché una delle persone più famose del mondo &#8211; a ventotto anni, dopo soli tre anni di attività cinematografica), dopo la Seconda guerra mondiale gli incubi ricorrenti di non piacere e di non fare più ridere diventano realtà e sono ben riflessi in film come <em>Monsieur Verdoux</em> e <em>Luci della ribalta</em>.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/Charlie021.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5776" title="Charlie021" src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/Charlie021-630x423.jpg" alt="" width="630" height="423" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>Charlie</em> è impreziosito dalla voce narrante di Sydney Pollack e da innumerevoli interviste a storici, critici, registi e attori. Spesso i contributi sono superlativi: valga come esempio l&#8217;entusiasmo di Scorsese che analizza alcune scene di <em>Una donna di Parigi</em> o di <em>Verdoux</em>. Altri, come le tranche di intervista a Johnny Depp, servono per i crediti del dvd. In generale, però, il documentario presenta prospettive nuove e interessanti: analizza in modo eccellente alcuni tratti dell&#8217;arte di Chaplin, come il suo perfezionismo, i progressi tecnici e il metodo di lavoro. Ma, soprattutto, <em>Charlie</em> si rifà al contesto storico, artistico, economico e sociale nel quale sono inseriti i cinquant&#8217;anni di attività dell&#8217;artista: dai bagni di folla alle accuse di bolscevismo, dall&#8217;impegno per sostenere gli alleati durante il secondo conflitto mondiale alle laceranti e costose cause di divorzio.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/Charlie03.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5784" title="Charlie03" src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/Charlie03-630x440.jpg" alt="" width="630" height="440" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Già, perché diciamocela tutta: Chaplin non era un santo. Aveva una certa passione per le donne molto più giovani di lui, non teneva in grande considerazione la fedeltà coniugale ed era totalmente devoto a se stesso e al suo lavoro. Senza cercare la morbosità da gossip, Schickel mostra anche questi lati della vita di Chaplin, probabilmente perché (per sua stessa ammissione) quando ha iniziato i lavori preparatori per <em>Charlie</em> non era un suo fan. La passione è cresciuta mano a mano che la produzione del documentario avanzava: questo ha permesso l&#8217;allontanamento da qualsiasi tentazione agiografica, come abbiamo ricordato all&#8217;inizio, e quindi la realizzazione di uno dei migliori documentari su quello che, in fondo, era un geniale, sensibile e unico essere umano.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-4930" href="http://www.pamperofundacion.it/?attachment_id=4930"><br />
</a></p>
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		<title>Volevo essere Joey Ramone</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 14:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tania Loschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia dei Ramones è molto più bella di tante altre. Dentro c'è tutto: droga, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2005 è uscito il documentario <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DNTRdcYOfN8" target="_blank">End Of The Century: The Story Of The Ramones</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per quel che mi riguarda, al tempo avevo già ascoltato tutti i loro dischi e nel profondo mi rispecchiavo molto in Sheena che era senza dubbio una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zGgfHZ02I2k" target="_blank">punk-rocker</a>. Se non sai nulla sui Ramones (e sei uno di quelli che pronunciano il nome della band come si scrive) è il caso che ti prendi un&#8217;ora e mezza del tuo tempo e visioni il documentario.</p>
<p style="text-align: justify;">Jim Fields e Michael Gramaglia, i due registi, aprono la pellicola con un intervento lamentoso di <a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/A1ERDuuWsfL._SL600_.jpg" target="_blank">Dee Dee</a>, probabilmente strafatto, in cui sostiene che per i Ramones è impossibile vivere assieme, anche se sottolinea di voler molto bene ai ragazzi. Più avanti scopriamo che i motivi per cui la convivenza della band era impossibile sono: la tossicodipendenza di Dee Dee, la riottosità di Dee Dee, la ragazza di Dee Dee e l&#8217;hobby di Dee Dee di minacciare la gente con il suo serramanico. Ma tralasciando questo, per il resto, erano solo un&#8217;altra <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9KL0kLAwI84" target="_blank">famigliola felice.</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>End Of The Century</em> ripercorre tutta la storia del gruppo dalla loro nascita nel 1974, anno in cui questi disadattati del Queens hanno sconvolto la scena musicale newyorkese, rimanendo poi negli annali. Attraverso le interviste al gruppo, agli amici e ai parenti (vedi tra gli altri: John Frusciante, Debbie Harry, Joe Strummer, Rob Zombie, Iggy Pop e Richie Ramone) si analizza la scalata al successo, per nulla facile per i Ramones, che per anni, anche dopo aver raggiunto una certa notorietà, furono screditati quasi ovunque. Gli sforzi per essere messi sotto contratto e suonare in posti che fossero migliori delle bettole in cui finivano per attaccare rissa rimangono vani per moltissimo tempo.  I Ramones comunque continuavano a crederci, a suonare, a litigare e a registrare su cassettine suoni grezzissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente quanto il gruppo abbia cambiato radicalmente la scena sia degli anni &#8217;70 che quella attuale, e sentire icone del calibro di Iggy ammettere l&#8217;influenza (anche sul piano personale) e l&#8217;importanza storico musicale dei Ramones, è qualcosa che ti fa pentire di avere 20 anni adesso. Obbligato lo spezzone in cui, dopo un quarto di secolo di carriera fatta di strafottenza e accordi elementari, i Ramones vengono inseriti nella Rock&#8217;n'Roll Hall Of Fame. Strappalacrime la dedica a Joey, il personaggio di cui più degli altri, nel documentario viene tracciato il profilo psicologico. Non voglio fare dello spoiler gratuito (e poi dovete DAVVERO vedere il documentario), quindi accenno solo che l&#8217;immagine che emerge di Joey ha cambiato il mio pensiero da “Dio quanto vorrei limonarlo” (ovviamente in un mondo atemporale e senza storie di necrofilia) a “Dio voglio essere lui.”</p>
<p style="text-align: justify;">La vera bellezza di <em>End Of The Century</em>, però, sta nell&#8217;interfacciare i Ramones con la loro versione 20 anni più giovane. L&#8217;unico che sembra non abbia subito danni a livello celebrare è Tommy Ramone e   molto probabilmente perché abbandonò in parte la nave (uscì dal gruppo come batterista ma ne divenne produttore) prima che questa precipitasse nel turbinio di miseria umana.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/ramones-cbgb-1977.jpg"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/ramones-cbgb-1977.jpg" alt="" title="ramones-cbgb-1977" width="630" height="406" class="alignleft size-full wp-image-5808" /></a></p>
<dd class="wp-caption-dd">Grande festa al CBGB</dd>
<p style="text-align: justify;">Imperdibili i video dei live, memorabili quelli al CBGB.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=i2cMi5FTXEs" target="_blank">regalo (questa è UNA sfida, non finire l&#8217;ultimo livello di Rock Band)</a>, in cambio voi guardate la storia dei Ramones.</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/ramones_2460.jpg"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/ramones_2460.jpg" alt="" title="ramones_2460" width="630" height="388" class="alignleft size-full wp-image-5816" /></a></p>
<dd class="wp-caption-dd" style="text-align: justify;">Fuori Marky dentro Tommy. Nuove toppe per tutti</dd>
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		<title>Filmski Grad e le rovine del cinema jugoslavo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 14:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Miranda Scherffig</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Cinema Komunisto" esplora gli abbandonati Avala Film Studios e racconta come funzionava la Cinecittà di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dunque, la regione dei Balcani alla nostra destra regala sempre dei colpi di scena. Non credo che la cosa faccia sempre bene alla loro crescita politica ed economica, ma non si può dire che le notizie che provengono dai loro paesi siano noiose. Negli ultimi giorni Belgrado è tornata in mente per l&#8217;arresto di Ratko Mladic e i successivi (e pochi) raduni di nazionalisti in piazza, ma vi voglio dare un&#8217;altra ragione per ricordare la capitale serba.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli <a href="http://www.filminserbia.com/Stages/Studios/Avala_Film_Studios/116/Default.aspx">Avala Film Studios</a>, fondati nel 1945, sono stati praticamente la Cinecittà jugoslava, solo che con quel pizzico di direzione politica in più. Tito amava moltissimo il cinema e come ogni regime che si rispetti, anche quello del “terzo polo” aveva bisogno di una propria industria cinematografica. Per più di quarant&#8217;anni la Filmski Grad ha prodotto e distribuito film rivolti al popolo jugoslavo, senza però escludere dai loro schermi il cinema internazionale: dopo la rottura con l&#8217;URSS i finanziamenti sovietici erano chiaramente fuori discussione, e allora non restò che rivolgersi ad Hollywood, con visite e limoni vari con Orson Welles, Kirk Douglas, Liz Taylor&#8230;</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/sofiatito.jpg"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/sofiatito-630x464.jpg" alt="" title="sofiatito" width="630" height="464" class="alignleft size-medium wp-image-5837" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sofia Loren + Tito + Moglie di Tito fanno un giro per i vigneti privati del maresciallo, 1970</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cinemakomunisto.com/">Cinema Komunisto</a></em> è riuscito ad intrufolarsi a Kostnjak, un gigantesco parco alla periferia di Belgrado, dove si trovano i resti degli Avala Studios. L&#8217;ultimo film prodotto è stato nel 2000, ma sono ancora 150 i dipendenti che vengono pagati per il lavoro svolto all&#8217;epoca. Per il resto, la regista Mila Turajlic e la sua troupe si aggirano in depositi polverosi e abbandonati dove tra un archivio sterminato di pizze e costumi, si intravedono macchinari vecchiotti ma probabilmente in ottimo stato. Senza dimenticare le scenografie fatiscenti, mura romane che si accasciano mollemente a pagode cinesi, o a quello che ne è rimasto.</p>
<p style="text-align: justify;">E oltre ai materiali d&#8217;archivio, ai Titi registi cum sigaro e a spezzoni dei film storici, non potevano mancare interviste con gli allora capi della situa. Il produttore Steva Petrovic, definito come il contatto tra il mondo e gli Avala Studios, ci mostra orgogliosissimo i costumi di 50 anni fa, conservati in (quasi) ottimo stato e indossati da una cavia di mezza età leggermente sovrappeso, per dimostrarci che gli stessi abiti utilizzati allora per raccontare il Medioevo vengono usati ancora oggi per le pubblicità (il che più che altro fa riflettere sullo stato di salute dell&#8217;attuale industria pubblicitaria serba&#8230;). Ma il punto fondamentale è semplice: l&#8217;importante era far dimenticare a tutti quel piccolo, insignificante dettaglio: gli Avala non erano Hollywood. E allora via di spese folli, coproduzioni italofrancoserbe, kolossal su Marco Polo e Gengis Khan, effetti speciali, anzi specialissimi, proprio perché veri-veri, tanto che se in una scena un ponte doveva saltare, lo distruggevano veramente e lo potete vedere ancora, spaccato a metà, abbandonato ad arrugginire sul letto di un fiume.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/20867534?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="630" height="400" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/20867534">Cinema Komunisto AVALA CLIP</a> from <a href="http://vimeo.com/user2939444">Mila Turajlic</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E come ogni industria cinematografica che si rispetti, anche la Avala aveva le sue star. Una su tutte, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bata_%C5%BDivojinovi%C4%87">Bata Živojinović</a>, praticamente il Chuck Norris locale. Conquistato il successo grazie agli action movie di propaganda post Seconda Guerra mondiale, quelli della serie partigiani jugoslavi vs potenze dell&#8217;Asse, il nostro Bata è diventato—e pare sia tutt&#8217;ora—uno dei più amati attori in Cina, grazie a “Valter Brani Sarajevo”, cioè Valter difende Sarajevo (dai nazisti), del 1972. Sembra (ma in rete non è che ci sia proprio un profluvio di fonti) che quando gli USA &#8220;sbagliarono&#8221; a bombardare Belgrado nel &#8217;99, centrando in pieno l&#8217;ambasciata cinese, l&#8217;idolo serbo andrò a trovare i fan ricoverati in ospedale. Quella della birra cinese &#8220;<a href="http://dovla.net/images/2011/01/21.jpg">Valter Beer</a>&#8220;, con la sua faccia sull&#8217;etichetta, invece, sembra roba autentica.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/19585758?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="630" height="400" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/19585758">Cinema Komunisto BATA CLIP</a> from <a href="http://vimeo.com/user2939444">Mila Turajlic</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>Come la scena triste di Highlander: chi vuole vivere per sempre?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 14:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Bernocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'angoscia tutta moderna dell'invecchiare: una delle maledizioni del nostro tempo. Ma è possibile tentare di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Invecchiare vi preoccupa? Vi posso capire. Io, per esempio, ho cominciato 12 anni fa a mentire sulla mia età. Una mossa di rara scaltrezza per non destare sospetti. Non si può cominciare a tirarsi giù gli anni passati i 30. Bisogna cominciare a farlo verso i 18. In più per dare l&#8217;impressione di essere giovanile e fresh, ascolto solo gruppi che in realtà mi fanno schifo e mi vesto come un cretino, ma in questo modo appaio come uno splendido trentaquattrenne, quando in realtà ho cinquantadue anni. Ovvio che invecchiare vi preoccupi. Ma lasciate che vi chieda una cosa: quale aspetto dell&#8217;invecchiare esattamente vi allarma? La paura di non avere più il controllo sul vostro corpo che avete ora? La percezione che gli altri anni di voi? Il fatto di perdere una serie di cose legate alla gioventù? Il non trascurabile fatto che ogni anno in più equivale a un anno in meno sul countdown della morte? Cosa vi preoccupa esattamente?</p>
<p><a href="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/liveforever.jpg"><img src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/06/liveforever.jpg" alt="" title="liveforever" width="630" height="420" class="alignleft size-full wp-image-5847" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come scrivono i miei amici <a href="http://maicolemirco.blogspot.com/" target="_blank">Maicol &amp; Mirco</a>: &#8220;<a href="http://maicolemirco.blogspot.com/2011/03/punk-is-almost-dead.html" target="_blank">i vecchi sono i veri punk</a>: vestirsi male a casaccio, nessun rispetto per niente e per nessuno, immenso odio per le istituzioni, sputi in terra e bastonate, niente decolorazione: basta guardarsi indietro per farsi venire i capelli bianchi. Rughe come tatuaggi e la Morte come guardaspalle!&#8221; . Geniale. Avete mai visto la serie televisiva <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0264235/" target="_blank">Curb Your Enthusiasm</a></em>? Il protagonista, creatore e sceneggiatore dello show è il grandissimo <a href="http://www.imdb.com/name/nm0202970/" target="_blank">Larry David</a>, anni 63. Ogni anno che passa diventa sempre più splendidamente cattivo. Quello è invecchiare. Non essere lasciati da dei figli antipatici a fare muffa a Villa Arzilla. Insomma, lo scopo di ognuno di noi è cercare di vivere il più a lungo possibile senza però cedere. Senza diventare delle cose inutili. Insomma, come si può vivere in eterno? Se questo è uno dei vostri crucci potete dare uno sguardo a questo bellissimo documentario dal titolo <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt1172957/" target="_blank">How To Life Forever</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film è scritto diretto e interpretato da <a href="http://www.imdb.com/name/nm0923315/" target="_blank">Mark Wexler</a>, un simpatico signore nato nel 1955. Il suo film è uscito nel 2009 e mostra ben tre anni della sua vita: dai 51 ai 54. Il punto di partenza è la morte della madre di Mark e il suo ricevere la <a href="http://www.aarp.org/" target="_blank">American Association of Retired Persons</a> Card, una tessera per i pensionati di un&#8217;associazione che vuole aiutare i vecchi. Mark, figlio del boom economico, una di quelle persone nate e cresciute con un innato ottimismo, capisce che sta diventando vecchio. Il suo scopo è quelli di capire se è possibile allungare la propria vita, fino all&#8217;impensabile: è possibile vivere per sempre? In questa sua ricerca si sottopone a una lunga serie di cure e visite mediche che hanno proprio quello scopo. Parallelamente intervista anche una lunga serie di persone decisamente anziane ma ancora in &#8220;splendida forma&#8221; per tentare di capire quale sia il loro segreto. Facciamo la conoscenza per esempio del Padrino del fitness, il novantaseienne <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_LaLanne" target="_blank">Jack LaLanne</a>. Volete qualcuno di meno salutista? Abbiamo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ray_Bradbury" target="_blank">Ray Bradbury</a>, anni novanta, scrittore. Ray, che io chiamo per nome perché gli voglio moltissimo bene, non penso si sia mai sforzato per rimanere vispo dal punto di vista fiscico con palestre, corse o sforzi vari. Quello che l&#8217;ha mantenuto giovane è il suo cervello, la sua immaginazione. Una mente che ha partorito romanzi di fantascienza immortali come <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451" target="_blank">Fahreneit 451</a></em>, <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Martian_Chronicles" target="_blank">Cronache Marziane</a></em> o <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Illustrated_Man" target="_blank">L&#8217;Uomo Illustrato</a></em>. Un monumento ambulante alla fantasia, invidiabile facoltà capace di mantenere vivi nostri sogni e noi. E, cosa molto positiva, che ci riempie anche di simpatiche fan.</p>
<p style="text-align: justify;">Volete di più? C&#8217;è spazio anche per l&#8217;incredibile <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Buster_Martin" target="_blank">Buster Martin</a>. L&#8217;uomo (sfortunatamente scomparso di recente, il 12 aprile del 2011) all&#8217;epoca delle riprese del film aveva 101 anni, era il più vecchio impiegato d&#8217;Inghilterra, lavorava come idraulico, fumava, beveva delle gran pinte di birra e, già che c&#8217;era, correva anche la maratona. L&#8217;umo s&#8217;è spento a 104 anni. Pensate che c&#8217;è qualcuno che pensa che, un po&#8217; come me, Buster mentisse sulla sua età: la teoria del complotto vuole che al momento della morte avesse solo 97 anni. Furbissimo Martin!</p>
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		<title>Essere figlio di Pablo &#8211; Sins of My Father</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 15:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Locane</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il più grande trafficante di droga della storia, nonché spietato assassino, faccendiere, arcimilionario, aveva una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Tali padri, tali figli”, dice un vecchio adagio, dalla natura piuttosto conservatrice. Ma se tuo padre si chiama Pablo Escobar?<br />
<a href="http://www.sinsofmyfather.tv/"><em>Sins of My Father</em></a> (<em>Pecados de mi padre</em> in originale) è un documentario del 2009 coprodotto dalle due nazioni che segnano per sempre la vita del primogenito di uno dei narcotrafficanti più famosi e potenti della storia: Juan Pablo nasce in Colombia e si gode la vita che può avere un bambino figlio di un milionario che lo ama alla follia; lo stesso Juan, alla morte del padre, è costretto all&#8217;esilio in Argentina. Il regista Nicolas Entel, dopo un esordio nel 2005 con <em>Orquesta Tipica</em>, decide di buttarsi anima e corpo in questo progetto: raccontare la storia di Pablo Escobar attraverso moglie e, soprattutto, figlio.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="630" height="400" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gDHdrFVUKDw?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="630" height="400" src="http://www.youtube.com/v/gDHdrFVUKDw?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Juan Pablo in realtà si chiama da anni Sebastian Marroquin: e per forza, considerando che le minacce di morte nei suoi confronti non sono ancora solamente un ricordo. Ciononostante, decide di porre fine alla spirale di violenza da subito quando, dopo una reazione a caldo alla notizia dell&#8217;uccisione del padre da parte delle forze di polizia colombiane (e pare anche di uomini del cartello rivale, quello di Calì), dichiara di non volersi vendicare degli assassini del padre.<br />
Insieme alla narrazione dell&#8217;ascesa e della caduta del boss della cocaina, proprio il tema della spirale di violenza che passa dai padri ai figli, e del sentimento di vendetta, fa da padrone al centro del film che documenta un gesto eccezionale: l&#8217;incontro di Juan Pablo con i figli di due tra le vittime più illustri di Escobar, i politici Luis Carlos Galan e Rodrigo Lara Bonilla. I due, tra gli anni &#8217;70 e gli anni &#8217;80, avevano provato a fermare il potere del narcotraffico colombiano, il cui radicamento negli apparati statali stava diventando ormai molto saldo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il figlio di Escobar è incredibilmente lucido nel narrare la sua storia, ma anche nell&#8217;affrontare l&#8217;incontro sul quale si chiude il film: in preparazione ad esso scrive una lettera toccante e profonda ai figli di Galan e Lara, in cui si pone umilmente nella posizione di chiedere scusa per i crimini commessi da un padre perso quando aveva sedici anni. Il protagonista del documentario, però, è altrettanto cristallino nel ricordare l&#8217;affetto del padre senza cadere in alcuna forma di assoluzione, tant&#8217;è che pare, in certi frangenti, che Juan Pablo debba crollare all&#8217;improvviso, stremato dai sentimenti contraddittori che – ne siamo certi – nutre tuttora a proposito di una figura così feroce e, al tempo stesso, vicina.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5582" title="5" src="http://www.pamperofundacion.it/wp-content/uploads/2011/05/5-587x750.jpg" alt="" width="587" height="750" /></p>
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